Shiro Kuramata
Nevica sempre quando ti scrivo 10 aprile-11 maggio 2003


miss Blanche . 1988
“ Miss Blanche” fu creata per “KAGU Tokyo Designer’s week” ’88, ispirata dall’opera teatrale di Tennessee Williams “Un tram chiamato desiderio”. Kuramata voleva che le banali rose rosse artificiali che galleggiavano nel perspex acrilico rappresentassero la fragilità e la vanità di Blanche DuBois. In un certo senso Kuramata sembrava identificarsi con lei, forse a causa del suo soprannome d’ infanzia “usotsuki Shiro”: Shiro contafrottole.
Edizione limitata.

“Miss Blanche", created for "KAGU Tokyo Designer’s Week '88", was inspired by Tennessee Williams' play “A Streetcar Named Desire”. Kuramata wanted the cheap artificial red roses floating in perspex acrylic to represent the frailty and vanity of Blanche DuBois. Somehow Kuramata seemed to identify with her, perhaps because of his own childhood nickname usotsuki Shiro "fibster Shiro".Edition of 56.
Limited edition.

Glass Chair . 1976
Kuramata voleva andare oltre i limiti del mondo materiale: cercava di far sparire le cose, e più volte creò “oggetti limite”, al punto critico della trasformazione, dove “ la materia diventa luce, il peso diventa aria” (Ettore Sottsass). Questa sedia coglie l’attimo immediato prima di perdere la propria oggettività (l’abile manifattura dei piani di vetro che minimizza tutte le giunzioni, che Kuramata definiva “impurità visive”).
Edizione limitata.

Kuramata wanted to go beyond the limits of the material world; he tried to make things disappear, and repeatedly created "borderline objects" at the critical point of transformation where “material becomes light, weight becomes air” (Ettore Sottsass). This chair strikes a last moment pose before dissolving its "objectness"(, the deft handling of the glass plates minimising any joining seams, which Kuramata considered "visual impurities.").
Limited edition.

Twilight Time . 1985
Il tentativo di eliminare gli elementi “estranei” e di spingere i materiali all’estremo limite era una sfida continua per Kuramata. Disegnò tavoli e sedie con tre gambe senza che fossero scomodi. Realizzò con successo un grado di purezza estrema usando materiali comuni come vetro e metallo.
Edizione aperta.

The attempt to eliminate "extraneous" component elements and pushing materials to their extreme was a continual challenge to Kuramata. He designed tables and chairs with three legs without making people feel uneasy. He successfully realised a degree of extreme purity using ordinary materials such as glass and metal.
Open edition.

Cabinet de curiositè . 1989
Lavorando con perspex acrilico colorato, che prendeva forma creando contemporaneamente un’impressione di spazio liquido, Kuramata scoprì il principio del ne-iro (suono-colore). Per lui la musica era la forma d’arte estrema, perché dopo la sua performance, non apparteneva più a nessuno.
Edizione aperta

Working with tinted perspex acrylics, which delineated form while creating an illusion of liquid space, Kuramata discovered the principle of neiro "sound-colour". For him, music was the ultimate artform because it remained in no one's possession after its performance.
Open edition .

Furniture with Drawers . 1967
Kuramata una volta ha fatto riferimento al "Nagahibachi", un mobile tradizionale giapponese dalle multifunzioni: cucinare, riscaldare, e capace di tenere gli oggetti nei cassetti.

Edizione limitata.

Kuramata once mentioned of "Nagahibachi", a Japanese traditional furniture with multi functions: cooking, heating, and keeping objects in drawers.
Limited edition.

Laputa . 1991
A Kuramata fu chiesto di disegnare una camera da letto per la Mostra “Il Dolce Stil Novo” a Firenze. “Laputa” è l’unico letto che ha disegnato; il suo nome deriva dal film d’animazione di Hayao Miyazaki tratto dall’isola galleggiante di Jonathan Swift. Basato in parte sul letto da ospedale con le testiere in metallo. Kuramata trasformò un letto in oggetto esistenziale. I sogni, per Kuramata, erano comunque una realtà da vivere.
Edizione limitata.

Kuramata was asked to design a bedroom for the exhibition "Dolce Stil Novo" held in Florence. Named after Hayao Miyazaki's animated film based on Jonathan Swift's floating island, "Laputa" is the only bed he ever designed. Working from the stereotypical metal-frame hospital bed. Kuramata transform a bed into an existential device. Dreams, for Kuramata, were another reality to be lived.
Limited edition.

Acrylic Stool with feathers . 1990
Questa seduta fu concepita per “Spiral”, un negozio a Tokyo. Essa nasce dalla decisione di creare una “seduta” in acrilico e di inserirvi delle piume, in modo da suggerire movimento ed il concetto di tempo. Nella produzione il peso del pezzo è stato il problema più grande.
Edizione limitata

Conceived for the gallery-store Spiral in Tokyo, the subtle dance of feathers introduces the element of time, suggesting an object in motion. Despite its apparent lightness, it is extremely heavy.
Limited edition.

Placebo . 1989
Per Kuramata il perspex acrilico serviva a trasformare la materia solida in luce, liquido o gas.
Edizione aperta.

For Kuramata, perspex acrylic served to transform solid matter into light, liquid or gas.
Open edition

Furniture with irregular Form Side1 . 1970
Kuramata non parlava molto, ma gli piaceva far ridere le persone. Voleva sorprendere e sconvolgere il “senso comune”. Per lui la funzione non definisce necessariamente la forma dei mobili, né l’utilità di un oggetto deriva necessariamente dalla sua funzione. Questo sense of humour libera la cassettirera dalla sua forma tradizionale.
Edizione aperta.

Kuramata did not talk much, but he liked to make people laugh. He wanted to surprise and subvert "common sense". For him, function need not define the form of furniture, nor did the utility of an object necessarily derive from its rational function. This sense of humour liberates a chest of drawers from its traditional form.
Open edition.

Furniture Irregular form side 2.
Queste cassettiere realizzate in due varianti (bianco e nero, e bianco e rosso) furono realizzate originariamente nel 1970, ma messe in produzione da Cappellini diciotto anni più tardi: L’estetica e i concetti innovativi spesso si dimostrarono difficili da realizzare nella produzione commerciale.
Edizione aperta.

These chests of drawers, originally created in 1970, were made in two variations: black-and-white and red-and-white, but only put into production by Cappellini eighteen years later. Kuramata's innovative concepts and aesthetics often proved difficult to realise in commercial manufacture.
Open edition

 

Pyramid Furniture . 1968
Kuramata aveva una grande passione per i mobili con i cassetti. Quando amici e giornalisti glielo chiedevano, rispondeva un po’ come vergognandosi: “ Forse spero di trovarci quello che non ci ho messo dentro”. Era anche famoso per osservare: “Se mi sapessi esprimere con le parole, perché dovrei disegnare delle cose?”.
Edizione aperta.

Kuramata had a great passion for pieces with drawers. When friends and journalists asked why, he would answer coyly, "Maybe I hope to find what I didn't put in them." (He was also known to remark, "If I knew how to express myself in words, why would I have to design things?”).
Open edition.

Solaris . 1977
Questa cassettiera con quattro gambe in alluminio tubolare prende il nome dal film di Tarkowsky tratto dal romanzo di Stanislaw Lem “Solaris”. Kuramata era attratto dall’idea del cosmo che corrisponde al subconscio della mente.
Edizione aperta.

This chest of drawers with four tubular aluminum legs is named after the Andrei Tarkovsky film of the Stanislaw Lem novel Solaris. Kuramata was attracted to the idea of the cosmos corresponding to the subconscious mind.
Open edition.

Sedia Seduta . 1984
Un riflesso dell’ironia di Kuramata: “Anche una sedia a volte ha voglia di sedersi su una sedia”.
Edizione limitata.

A reflection of Kuramata's sense of irony. "Even a chair wants to seat on a chair sometimes".
Limited edition.

How High the Moon W seater . 1986
Kuramata voleva essere libero dalla gravità; voleva portarci al punto sfuggente dove la materia diventa immateriale. La velocità era un vettore nella sua ricerca di luminosità e trasparenza; qui usa il metallo espanso totalmente trasformato – il materiale è di solito usato per i guardrail delle autostrade.
Edizione limitata.

Kuramata wanted to be free from gravity; he wanted to take us to the vanishing point where matter becomes immaterial. Speed was one vector in his quest for lightness and transparency, the expanded metal used and totally transformed here being a common material for motorway guardrails.
Limited edition.

Luminous Table . 1969
Foglio di plastica bianco semi-trasparente. Elemento illuminante interno che sovrappone un aspetto di illuminazione interna alla funzione primaria dell’oggetto.
Edizione limitata.

Translucent white plastic sheet with lighting element inside, superimposing an aspect of nascent internal illumination onto the primary function of the object.
Limited edition.

Luminous Chair . 1969
Kuramata voleva disegnare la luce stessa, per permettere a una persona di sedersi sulla luce come su una sedia. Una volta, quando gli chiesero quale fosse la cosa più importante nella vita, rispose: “Il sole!”.
Edizione limitata.

"Luminous Chair" (1969). Kuramata wanted to design light itself and to have a person sit on light as a chair. Once, when asked what he thought was the most important thing in life, he replied, "The sun!".
Limited edition.

Kyoto . 1983
Il materiale “terrazzo” era originariamente un “marmo surrogato”. Kuramata cambiò il suo significato, usando un nuovo materiale multicolore in mosaico di vetro chiamato “Star Piece” per i pavimenti, le pareti e l’arredo della boutique di Issey Miyake. “Kyoto è un tavolino disegnato per Memphis.
Edizione aperta.

Terrazzo was originally a "surrogate marble". Kuramata changed its meaning, using a new material rainbow-coloured mosaic glass called "Star Piece" for the floors, walls and furniture of his Issey Miyake boutique interior. Kyoto is a coffee table designed for Memphis.
Open edition.

Lamp (Oba-Q) . 1972
Kuramata voleva disegnare “luce” più che installazioni di luce. Da ragazzo fu abbastanza impressionato nell’apprendere che una sola lampadina era usata per illuminare sia l’interno sia il tetto rosso della cabina telefonica, in modo distinto anche da lontano.
Edizione aperta.

Kuramata wanted to design “light” even more than lighting fixtures. As a young boy he was quite impressed to learn that the only one light bulb was used to illuminate both the inside and the red roof of a telephone booth, so it could be distinguished from far away.
Open edition.

Glass Table . 1976
Quando fu introdotta la colla fotosensibile, Kuramata realizzò una serie di mobili usando piani di vetro in collaborazione con Mihoya. La gente era affascinata dalla leggerezza e dalla precisione dei dettagli.Scherzava dicendo che la colla era più importante del progetto.
Edizione aperta.

When photosensitive glue was introduced, Kuramata realised a series of pieces, in collaboration with Mihoya, using glass sheets. People were fascinated by the lightness and precision detailing. He joked that the glue was more interesting than the design.
Open edition.

Sofa with arms . 1982
Poltroncina con struttura tubolare in metallo cromato. Ha seduta in multistrato e schienale in metallo, entrambi ricoperti in poliuretano a quote differenziate. Il rivestimento è in tessuto o pelle.
Edizione aperta.

Armchair with tubular structure in chromed metal. Seat in plywwod and metal back coverde with multy-density polyurethane foam. Covering in fabric or leather.
Open edition.

Revolving Cabinet . 1970
Kuramata aveva una grande passione per i mobili con i cassetti. Quando amici e giornalisti glielo chiedevano, rispondeva un po’ come vergognandosi: “ Forse spero di trovarci quello che non ci ho messo dentro”. Era anche famoso per osservare: “Se mi sapessi esprimere con le parole, perché dovrei disegnare delle cose?”.
Edizione aperta.

Kuramata had a great passion for pieces with drawers. When friends and journalists asked why, he would answer coyly, "Maybe I hope to find what I didn't put in them." (He was also known to remark, "If I knew how to express myself in words, why would I have to design things?”).
Open edition.

Ko-Ko . 1985
Tavolino in frassino tinto nero e metallo cromato lucido.
Edizione aperta.

Service table in black-stained ash and chromed metal.
Open edition.

Just in Time . 1986
Per le lancette di questo orologio Kuramata ha utilizzato dei ramoscelli che sembrano trovati durante una passeggiata. L’orologio ha l'aspetto di un quadro libero da una forma predefinita che cambia secondo l’ora.
Fuori edizione.

For the hour hand Kuramata pulled out of his pocket some twigs that looked like something he’d found while walking. The clock was like a free-forming picture, changing according to the time it showed.
Out of production.

Spice set . 1989
Porta sale e pepe. La sfera sta nel foro semisferico del cubo.
Fuori produzione.

Salt and pepper set. The sphere stays in the hemispherical hole in the cube.
Out of production.

Hammer . 1985
Disegnato nel 1985. Un altro esempio del suo sense of humour.
Fuori produzione.

Another example of his sense of humour.
Out of production.

Copacabana . 1988
Kuramata fu invitato insieme ad altri sei designer a disegnare una valigia per la mostra “Petites architectures nomades” organizzata da J&F Martell alla Galleria Yves Gastou a Parigi. Il più piccolo lavoro d’ architettura che possa viaggiare liberamente.
Edizione limitata.

Kuramata was invited along with six others to design a handbag for the exhibition "Petites architectures nomades" organized by J&F Martell at the Galerie Yves Gastou in Paris. The smallest work of architecture that can travel freely.
Limited edition.

Perfume Bottle . 1991
Disegnata per la linea di prodotti di Issey Miyake, ma mai entrata in produzione. Vari prototipi furono realizzati da Mihoya che lavorava con Kuramata per tutti i lavori in vetro.
Pezzo unico.

Designed for the Issey Miyake perfume product line, but never put into production. Several prototypes were realized by Mihoya who worked with Kuramata on all his glass works.
Unique piece.

 

Flower Vase #2 . 1989
Mostrato per la prima volta alla
Galleria Yves Gastou a Parigi.
Edizione aperta.

Shown for the first time at Yves Gastou Gallery in Paris.
Open edition.

Flower Vase #1. 1989
Mostrato per la prima volta a Parigi. Nei suoi ultimi anni, dopo aver realizzato “Miss Blanche”, Kuramata era affascinato dal perspex acrilico, dalle sue qualità di riflessione e dal colore; dalla sua trasparenza, e anche dalla sua temperatura al tatto, né calda né fredda. Inserì provette da laboratorio come contenitori per i fiori.
Edizione aperta.

Shown for an exhibition in Paris. In his later years after creating "Miss Blanche", Kuramata was fascinated by perspex acrylic: its reflective qualities and color, its absolute transparency, even its temperature to the touch, neither cold nor warm. He inserted labortory test tubes as receptacles for flowers.
Open edition.

 

Flower Vase "Ephemera" . 1989
Creato per la mostra alla Galleria Yves Gastou a Parigi, in occasione della quale ricevette il riconoscimento di Cavaliere dal Ministero della Cultura Francese.Per Kuramata il perspex acrilico serviva a trasformare la materia solida in luce, liquido o gas.
Edizione aperta.

Created for his solo exhibition of Yves Gastou Gallery in Paris, for which he received the "Titre de chevalier" from the French Ministry of Culture.For Kuramata, perspex acrylic served to transform solid matter into light, liquid or gas.
Open edition.

Sealing of rose . 1988
Sample material for the miss Blanche chair.
Campione.

Materiale prova per la sedia miss Blanche.
Sample.

Panacée . 1991
Creato per la mostra “Tapis” tenuta alla Galleria Yves Gastou a Parigi.Kuramata voleva trasformare una fotocopia a colori di caramelle a forma di frutta e jelly beans in un tappeto la cui superficie potesse essere percepita sotto i piedi. Nel tardo pomeriggio, allo studio, era solito offrire agli ospiti dei drink panacée.
Edizione aperta.

Created for the exhibition "Tapis" held at the Yves Gastou Gallery in Paris. Kuramata wanted to transform a colour photocopy of fruit-shaped candies and jelly beans into a rug whose high relief surface might be felt underfoot. He used to prepare “panacée” drinks for guests at his studio in the late afternoons.
Open edition.