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Leni
Riefenstahl
Fotografie
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Regista-fotografa
e fotografa delle sue regie sono forse le espressioni più adatte per presentare
Leni Riefensthal.
Oppressa da un passato storico senza dubbio scomodo - quello della bella
donna corteggiata da Goebbels e ammirata da Hitler -; ossessionata a tal
punto dal suo lavoro da diventare cieca e incapace di capire quello che
stava accadendo attorno a lei; colpevole di non aver lasciato la Germania
in un momento storico in cui "tutti" lo fecero: intenta soltanto a inseguire
con la sua cinepresa quella 'bellezza', quel senso estetico che si è sempre
trasformato in uno dei suoi maggiori capi di accusa.
La bellezza resta il più grande mistero del mondo: si crede di conoscerla,
si vorrebbe averla per sé, si sa che senza di essa la vita non avrebbe
valore. Le proporzioni ideali, il gioco raffinato di luce ed ombra, l'ordine
teso, originato dal disordine - niente può riflettere con esattezza quanto
la bellezza sia in grado di trasformare le cose. Solo l'uomo sa che cos'è
la bellezza, poiché solo lui la può creare.
Al di là del tema agonistico, essa diventa il simbolo di un progresso
tecnico nella "photogravure" che in quel periodo in Germania aveva raggiunto
livelli tecnici ancora insuperati, dove stile e finalità sono a cavallo
tra le norme della fotografia e del cinema.
La spettacolarità delle masse si contrappone ai ritratti di atleti, simboli
della bellezza fisica dove l'agone sportivo, i corpi perfetti servono
a magnificare l'individuo d'eccezione per incarnare l'uomo di una razza
superiore e virile. Non sono fotografie influenzate dall'equilibrio della
bellezza classica; sono invece la ricerca di una bellezza che scaturisce
dai corpi in movimento. E non può essere altrimenti in quanto legati cinematograficamente
al documentario sui giochi olimpici: infatti prima muove le immagini poi
le fissa con l'obbiettivo.
C'è sempre, nelle immagini di Leni Riefenstahl, un riferimento continuo
al mondo classico. La cultura fotografica nella Germania di quegli anni
è affascinata dal mito della civiltà greca nella sua concezione dell'uomo
come eroe. La sua tecnica fotografica privilegia la sapiente gamma dei
toni chiari con effetti volutamente contrastanti. Il viso bagnato e deformato
dallo sforzo è la prova dello stato di massima tensione in cui si trova
l'atleta; chi taglia la linea d'arrivo senza sforzo non viene considerato
e viene accolto senza entusiasmo dalla folla.
Leni Riefenstahl mostra le fotografie degli atleti impegnati in discipline
olimpioniche, al fine di creare delle immagini di sport. Per lei, fotografare
significa appropriarsi della cosa che si fotografa. Racconta di Olympia:
"Per me, quel film ha rappresentato ancora una volta un'occasione per
raccontare la bellezza del corpo umano, l'armonia del movimento, l'entusiasmo
dello sport". La sua ricerca visiva si sintetizza nell'attività fotografica,
in uno stretto legame tra immagine, sport e politica. Guardando le fotografie
noi contempliamo la lunga storia dello sport ed esclamiamo: "Quanto è
bello!". Ma, sventura nostra, se ci domandassero di definire il concetto.
Riefenstahl: danzatrice, attrice, regista cinematografica nonché straordinaria
fotografa, ha documentato, ricercato, ricomposto infinite volte per oltre
settant'anni gli aspetti dei diversi mondi con cui è venuta in contatto
- sia per ragioni storiche che per vivere, forse fino in fondo, il suo
ruolo di artista - , affidando alla splendida potenza delle immagini la
propria sensibilità.
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Leni Riefenstahl
Biografia
1902
il 22 agosto nasce a Berlino Bertha Helene Amalia Riefenstahl. Di famiglia
abbastanza agiata (il padre ha una ditta di impianti per abitazioni),
dapprima compie studi classici al Gymnasium; frequenta poi per due anni
la Staatliche Kunstgewerbeschule für Zeichnen und Malen di Berlino.
1918
Studia danza classica con Eugenie Eduardova (Balletto
di Petersburg) e danza moderna con Jutta Klamt e Mary Wigman.
1923
debutta come danzatrice e coreografa alla Tonhalle
di Monaco in uno spettacolo finanziato da suo padre Alfred. Lo spettacolo,
ripreso alcuni giorni dopo al Blüthhner Saal di Berlino, riscuote un immediato
successo, tanto da essere replicato per settanta serate nelle principali
città tedesche. Si procura una lesione al menisco che le impedirà di continuare
la carriera di danzatrice.
1926 è la protagonista
del film Der Heilige Berg (La montagna dell'amore), per la regia di Arnold
Fanck, al fianco dell'attore e divo del momento Luis Trencker.
1927 sempre
per la regia di Arnold Fanck è la protagonista del film Der Grosse Sprung
(Il grande salto). 1928 interpreta Das Schicksal derer von Habsburg -
die Tragödie eines Kaiserreiches (Il crollo degli Asburgo), un film del
regista Rolf Raffé.
1929 è la protagonista
del film Die weisse Hölle wom Piz Palü (La tragedia di Pizzo Palü), regia
di Arnold Fanck e Georg Wilhelm Pabst. Crea la sua casa di produzione,
la Riefenstahl-Film GmbH.
1930 è la protagonista
del film di Arnold Fanck Stürme über dem Montblanc (Tempeste sul Monte
Bianco).
1931 è la protagonista
del film Der Weisse - Neue Wunder des Schneeschuhs (Ebbrezza bianca),
di Arnold Fanck.
1932 debutta
nella regia cinematografica con Das Blaue Licht-eine Berglegende aus den
Dolomiten (La bella Maledetta-Luce Azzurra). E' interprete principale
dell'opera e coautrice del soggetto e della sceneggiatura del film insieme
a Béla Bálazs e Carl Mayer. Il film vincerà una medaglia a Venezia e una
medaglia a Berlino.
1933 è la protagonista
di S.O.S. Eisberg (SOS Iceberg), ultimo film in cui sarà diretta da Arnold
Fanck. Direttamente incaricata da Adolf Hitler, si cimenta nella sua seconda
esperienza di regia con Der Sieg des Glaubens - Der film vom Reichsparteitag
der N.S.D.A.P. (La vittoria della fede, il film del congresso nazionale
della N.S.D.A.P. - Partito nazionalsocialista tedesco). Il film è andato
perduto. Pubblica Kampf in Schnee und eis (Lottando in mezzo alla neve
e al ghiaccio), Leipzig, Hesse und Becker Verlag.
1934 Tiefland
(Bassobiano): debutto del progetto con la sua regia e quella di Hans Abel;
suo il soggetto, ispirato ad argomenti tratti dall'opera di Eugen d'Albert.
1935 è regista
di altri due documentari sull'attività del partito nazionalsocialista:
Triumph des Willens (Trionfo della volontà), e Tag der Freiheit - Unsere
Wehrmacht (Giorno della Libertà - La nostra Wehrmacht). Pubblica il libro
Hinter den Kulisen des Reichsparteig-Films (Dietro le quinte del film
sul congresso del Reich) che però in realtà fu scritto da Ernst Jäger.
1936 inaugurazione
dei giochi olimpici di Berlino, e inizio delle riprese del film Olympia.
1937 viene pubblicato
per le edizioni Im Deutschen Verlag di Berlino il libro di fotografie
Schönheit im Olympischen Kampf (Bellezza nella lotta olimpica).
1938 viene presentato
in prima mondiale i film Olympia, dalla durata di circa quattro ore e
diviso in due parti, Fest der Völker (Olympia), e Fest der Schönheit (Apoteosi
di Olympia). Il film-documentario sulle Olimpiadi di Berlino è il risultato
di due anni di intenso lavoro di montaggio e sincronizzazione, prodotto
in quattro versioni: tedesca, inglese, francese e italiana (il film, in
concorso a Venezia, vincerà la coppa Mussolini ex-equo con Luciano Serra
Pilota di Goffredo Alessandrini, battendo in competizione il film di Disney
Biancaneve.
1944 sposa il 21
marzo Peter Jacob.
1945-48 accusata
di appartenere al partito nazionalsocialista, è internata tre anni in
vari campi di prigionia e per tre mesi in un manicomio, subendo la confisca
dei beni.
1949 dopo numerosi
processi, viene definitivamente viene definitivamente "denazificata" dal
tribunale di Friburgo il 16 dicembre.
1951 cura una
nuova edizione del suo film Das Blaue Licht-eine Berglegende aus den Dolomiten
(La bella Maledetta-Luce Azzurra) del 1932.
1954 Esce finalmente
dopo una ventennale odissea il film Tiefland (Bassopiano), tratto dall'opera
omonima di Eugéne D'Albert, di cui è regista, sceneggiatrice e interprete
principale.
1956 primo viaggio
in Africa.
1959 le viene
dedicata una retrospettiva cinematografica alla Biennale di Venezia. Tutti
i film sono proiettati in versione integrale.
1962 parte per
il Kordofan in Sudan, e scopre i "suoi" Nuba.
1963-69 eccetto
brevi periodi, durante questi sei anni vive insieme alle tribù Nuba, accompagnata
dall'uomo che è tuttora il suo compagno di vita e di lavoro, Horst Kettner.
1972 a distanza
di 36 anni da Olympia, realizza e pubblica per il Sunday Times Magazine
un servizio fotografico sulle Olimpiadi di Monaco intitolato Leni Riefenstahl's
Second Olympics.
1973 viene pubblicato
il primo di una serie di libri-catalogo sulla sua attività di fotografa:
Die Nuba. Menschen wie von einem anderen Stern (in Italia, I Nuba, Mondadori,
1978).
1976 viene pubblicato
Die Nuba von Kau (in Italia, Gente di Kau,Mondadori, 1977).
1978 viene pubblicato
Korallengärten (Giardini di corallo, Mondadori).
1980 prima esposizione
delle fotografie dei Nuba in Giappone al The Seibu Museum of Art.
1982 viene pubblicato
Mein Afrika (in Italia, La mia Africa, Mondadori, 1983).
1985 espone
le fotografie dei Nuba in una mostra dal titolo Das Aktfoto, al Münchener
Stadtmuseum.
1987 esce la
sua discussa autobiografia, Memoiren, pubblicata in Germania. Il volume
viene tradotto e pubblicato in molte lingue; la versione italiana porta
il titolo Stretta nel tempo - Storia della mia vita, pubblicata da Bompiani
nel 1995.
1990 viene pubblicato
Wunder Unter Wasser (Meraviglia sott'acqua).
1991 in Giappone,
nel complesso Bunk Mura, le viene dedicata una prima grande mostra monografica
dal titolo Leni Riefenstahl - Life. La mostra viene curata e organizzata
da Eiko Ishioka, assistente alla regia e costumista di Francis Ford Coppola.
1993 Ray Müller
presenta il documentario Le Pouvoir des Images che ha per soggetto Leni
Riefenstahl.
1994 Esce nuovamente
in America, il libro di fotografie Olympia.
1995 retrospettiva
dei suoi film a Leipzig.
1996 esposizione
al Palazzo della Ragione di Milano e a Kuopio, in Finlandia. Spedizioni
di immersione sulle coste di Coco Island, Costa Rica e Cuba.
1997 esposizione
al Palazzo delle Esposizioni di Roma. 1998/99
esposizione Leni Riefenstahl al Filmmuseum di Potsdam.
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